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Il teatro cinese ha origini antichissime che si perdono nella notte dei tempi collegato alle danze sciamaniche ed ai riti tribali. Col passare dei secoli esso ha seguito l'evolversi della società cinese seguendone il mutare dei costumi, della cultura ed adattandosi alle popolazioni che via via si sono succedute nella "terra di mezzo". Uno dei generi storicamente più recenti, conosciuto anche in occidente, è quello definito "Opera di Pechino" o "Teatro della capitale", per differenziarlo dai generi rappresentati in altre zone della Cina.
La sua origine è strettamente collegata all'instaurarsi della Dinastia Qing (1644-1911); di origine Manchu e quindi stranieri, i Qing diedero origine a quello che viene definito "feudalesimo superiore" ovvero un grande sviluppo all'artigianato su scala pseudo-industriale ed al commercio che fino ad allora, secondo la morale confuciana, veniva considerato un'attività non degna. Tale sviluppo economico segnò l'ascesa di una nuova classe sociale "borghese" nonché lo sviluppo vertiginoso delle grandi città, quali Pechino, Shanghai, Canton.
Come punti di ritrovo delle nuove classi sociali cittadine vengono create le sale da tè, le sale da vino e, appunto, i teatri (che all'inizio sono realizzati all'aperto, in prossimità delle sale da tè).
Presso questi nuovi teatri, verso la fine del settecento e inizio ottocento, si forma un nuovo stile, derivato dal genere Canjiun (teatro di corte) e dal pi huang (teatro popolare, con forti influenze sia dal teatro dei burattini, che da quello delle ombre, da sempre molto famosi in tutta la Cina.
Anche la musica si adattò al gusto dell'epoca fondendo gli aristocratici strumenti a corda con i più popolari strumenti a percussione.
Il teatro dell'Opera di Pechino traeva le sue trame da antichi romanzi riadattati, univa canto, danza, recitazione ed acrobazie, ed i suoi attori impiegavano vistosi costumi, luccicanti armi e ... coloratissime "maschere".
Attori ed attrici, a causa di una severa legge Manchu (durata sino alla fine della Dinastia), non poterono più recitare assieme e così il Teatro dell'Opera di Pechino vide l'apparizione di attori che interpretavano le parti femminili.
Come i generi precedenti anche il Teatro dell'Opera seguì l'evolversi della società cinese nel corso dell'ultimo travagliato secolo. Dopo una prima fase di successo seguito alla fine della Dinastia Qing (sia i testi che le opere erano soggette ad un controllo molto stretto da parte dei dominatori Manchu), con l'avvento della Rivoluzione Popolare subì un totale arresto, durato per oltre dieci anni, e solamente nel 1976 le compagnie poterono ricominciare nuovamente la loro attività teatrale. Recentemente sono state introdotte alcune varianti (scenografie, luci, effetti coreografici) che pur non seguendo gli schemi tradizionali hanno avuto il merito di mantenere vivo l'interesse del pubblico. A tale proposito non si può non citare la contaminazione tra teatro cinese ed occidentale recentemente effettuata per la messa in scena della Turandot a Pechino (nel palazzo imperiale, sotto la regia di Zhang Jimu).
Alcuni dei trucchi che appaiono sui volti degli attori dell'Opera di Pechino, dai colori vivi e dai disegni talvolta molto complicati, sono una delle caratteristiche che colpiscono di più il pubblico occidentale, questi maquillages fanno addirittura pensare a delle maschere.
Nell'Opera di Pechino i ruoli dei personaggi si distinguono in base al sesso, all'età ed al carattere. I quattro personaggi che ricorrono con maggiore frequenza in tutte le opere sono sheng, tan, jing e chou. Ognuno di questi quattro caratteri si può trovare impersonificato da un personaggio specifico in ogni singola opera.
Lo sheng è un personaggio maschile che si può trovare come sheng anziano, sheng giovane e sheng guerriero, esperto quest'ultimo nelle arti marziali.
La tan,invece, è riferita a diversi ruoli femminili (un tempo interpretati da attori maschi): tan anziana, tan in verde, tan fiore, tan a cavallo con la spada e tan guerriera.
Il jing, personaggio maschile dotato di forte volontà, viene individuato da un maquillage di colori accesi che ne indicano anche il carattere (il rosso indica lealtà e coraggio, il nero coraggio e spavalderia, il blu una natura calcolatrice ed il bianco un carattere infido) ed è quindi colui che porta la "maschera".
Il chou, infine, è un personaggio gioviale e dissacrante come un clown, un buffone, il cui compito è quello di spiegare l'evolversi della trama; costui ha semplicemente una macchia bianca in mezzo al viso che copre occhi e naso.
In particolare il viso dipinto riguarda due importanti categorie di personaggi: i ministri malvagi (che hanno un viso interamente ricoperto da un bianco opaco con gli occhi piccoli per indicare la loro caratteristica ipocrita ed infida) e gli altri che sono quasi tutti dei personaggi d'azione (violenti, generosi, guerrieri, briganti o figure particolari quali divinità o animali) e portano dei colori molto vivi.
Fino ad un periodo recente, nella maggior parte delle rappresentazioni non c'erano dei ruoli secondari, e quindi il numero delle "maschere" era piuttosto limitato. Se il grande numero delle "maschere" è una caratteristica dell'Opera di Pechino, si deve comunque sottolineare come questa usanza fosse già presente nelle rappresentazioni locali, per esempio nella antica Opera di Canton. Tuttavia non ve n'erano che una ventina ed è sotto l'influenza dell'Opera di Pechino che si sono moltiplicati.
Nelle rappresentazioni più antiche, risalenti non oltre la Dinastia Ming, ci si accorge che tali maquillages erano molto semplici, ciò suscita un dubbio circa la presunta antichità dei maquillages che da alcuni storici sarebbero fatti risalire direttamente alle pitture utilizzate anticamente nel corso dei riti sciamanici o dalle maschere impiegate nelle danze rituali durante la Dinastia Tang.
Rimane anche il dubbio che queste "maschere" siano state ispirate dal teatro indiano di cui ci rimane testimonianza nello Kootyattam e che ha certamente condizionato la nascita dell'Opera Cinese, in quanto le similitudini sono troppo numerose per poter semplicemente pensare ad una coincidenza.
Un'altra domanda che ci si pone il perché venisse impiegato il maquillage al posto di una maschera; diverse sono le spiegazioni. L'Opera Cinese era spesso rappresentata all'aperto e le maschere avrebbero soffocato la voce impedendo così altresì il mutare della fisionomia facciale dell'attore. Inoltre le maschere sono fragili, il legno si fessura, i colori sbiadiscono e devono essere ridipinte da un esperto. Il tempo necessario agli attori per truccarsi, nonostante tutto, rappresenta un disagio meno sentito piuttosto dell'impiego di maschere ingombranti.
Un'altra spiegazione da non tralasciare è data anche dal carattere sacro che hanno sempre avuto le maschere nella storia e nella cultura cinese. Il teatro di Dixi nelle provincie dei Guizhou e il teatro esorcista di Anhui utilizzavano maschere, questo perché gli abitanti di tali regioni credevano e credono tuttora che lo spirito dei personaggi risiedesse nelle maschere stesse e quindi l'utilizzo di queste costituiva un rituale.
Quando in alcuni generi teatrali venivano utilizzate queste maschere per alcuni personaggi sacri, nel retroscena era necessario riporle con la faccia al contrario, altrimenti gli attori avrebbero dovuto inchinarsi ogni qual volta vi fossero passati davanti. Da quando l'Opera Cinese si è laicizzata, le maschere legate tradizionalmente a delle credenze religiose sono state abbandonate a vantaggio del trucco.
Nella diversità dei maquillages dell'Opera di Pechino ci si accorge di alcuni principi: innanzitutto se il personaggio è molto importante e se questo è un modello di rettitudine, come Guan Yu o il Giudice Bao, un solo colore è impiegato su tutto il viso con pochi tratti.
Più il personaggio è violento più il disegno è complicato e molti sono i colori impiegati. Se invece il personaggio è buono il disegno è simmetrico in rapporto all'asse verticale del viso. E' invece asimmetrico trattandosi di un personaggio cattivo ciò in particolare per i capi barbari ed i demoni.
La vecchiaia è indicata con colori meno vivi quali rosa e marrone e dalle sopracciglia bianche esageratamente segnate, come nel caso di Huang Gai ove ricoprono gran parte della fronte.
All'origine il colore era scelto in rapporto ad un avvenimento e alle qualità del personaggio: Guan Yu ha il viso rosso mattone perché si dice che nel romanzo "La storia dei tre regni" la dea Guan Yin gli avesse trasformato il colore della pelle affinché non fosse riconosciuto dai suoi persecutori.
Il Giudice Bao era così integro che aveva un viso di ferro in quanto non lasciava trasparire nessun sentimento personale e nemmeno le sue sensazioni, in cinese si dice che il ferro sia nero e quindi il colore del suo volto è il nero.
In seguito sono stati utilizzati gli stessi colori per i personaggi accostati a questi caratteri; l'accostamento può essere anche molto artificioso: tutti i personaggi il cui nome di famiglia è Yao nonostante non vi sia alcun nesso tra di loro, hanno tutti una variante del maquillage di Yao Gang, nero con tratti irregolari, perché il suo nome significa nero e vigoroso.
I motivi decorativi hanno tutti una origine precisa come Zhao Kuangyin che poteva essere comparato per il suo carattere a Guan Yu, anche lui con il viso rosso ma con un drago dorato disegnato sopra una delle sopracciglia in quanto era lui ad aver fondato la Dinastia Song, essendo il drago dai cinque artigli l'emblema imperiale.
Il Giudica Bao porta sulla fronte una luna crescente, emblema dello Yin, in quanto poteva, per interrogare dei testimoni, recarsi in sogno agli inferi luogo oscuro e quindi Yin per eccellenza.
La scimmia Sun Wukong ha un viso scimmiesco stilizzato che segue gli stessi principi degli altri animali, ma con una pesca dipinta sulla fronte, poiché era noto per aver rubato le pesche dell'immortalità nel Palazzo Celeste.
Zhang Fei porta sopra le sopracciglia dei motivi di ali di farfalla, in quanto il suo nome significa "volare".
Quando si parla di questi maquillages si allude anche al simbolismo ma bisogna spiegare la ragione dei colori e dei motivi che hanno ogni volta una origine precisa, si deve dunque conoscere la vita ed il carattere dei personaggi ed il significato del loro nome per poter comprendere il significato del trucco.