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L’impiego di tecniche che si ispirano alle movenze di un insetto, la mantide religiosa appunto, sono attribuite a Wang Lang, nativo dello Shandong, che avrebbe inventato lo stile ispirandosi ad un combattimento tra una mantide ed una cicala. I riferimenti storici sono incerti, ma la tradizione popolare sostiene che lo stile sia stato praticato per oltre un centinaio d’anni dai monaci del Tempio di Laoshan, nello Shandong, prima di diffondersi tra il popolo.
Secondo la tradizione del Qi Xing Tang Lang Quan il responsabile della trasmissione e della diffusione della disciplina fu Sheng Xiao Daoren. Prete taoista nonché priore del Tempio di Luxiang Yunhua Guan nello Shandong; vissuto alla fine del 1600, egli contribuì a divulgare lo stile di combattimento Qi Xing Tang Lang Quan tra la popolazione. Di lui resta il “Trattato sul Tang Lang Quan” in cui vengono descritte dettagliatamente posizioni e tecniche.
E’ possibile che egli sia realmente esistito e che sia stato veramente lui ad insegnare il Tang Lang, ma ciò non è storicamente documentabile; di certo vi è che in seguito alla chiusura dei templi ad opera della Dinastia Qing, gli stili di combattimento in essi praticati si diffusero a livello popolare, ed è così che probabilmente avvenne con il Tang Lang.
I riferimenti storici certi si hanno, quindi, solamente con l’individuazione dei due maestri cui viene effettivamente attribuito lo sviluppo dello stile, avvero a coloro che diedero origine alle tradizioni del Qi Xing Tang Lang (Li Zhi Zhan) e del Mei Hua Tang Lang (Li Bing Xiao).
Secondo la tradizione il fondatore del Tang Lang Quan fu Wang Lang, personaggio leggendario il cui nome è strettamente legato alle arti marziali del Monastero di Shao Lin.
Wang Lang rifugiatosi a Shao Lin, durante il regno di Kanxi (1662-1722), per sfuggire l’oppressione Mancese ed impararvi il wushu era di fisico minuto e, nonostante il suo impegno, durante gli allenamenti non riusciva a sconfiggere i suoi avversari.
Una sera riposando sotto un albero l’attenzione di Wang fu attirata dalla lotta di una mantide religiosa con una grossa cicala. Nonostante la mantide religiosa fosse più piccola, riusciva abilmente a tenere testa alla cicala grazie all’abile lavoro dei suoi arti.
Wang Lang allora catturò un certo numero di mantidi e ne studiò a lungo il metodo di combattimento adattandone le tecniche al fine di creare uno stile con cui poter sconfiggere i suoi avversari.
Nonostante i risultati raggiunti il suo stile non era ancora completo e così l’abate del Monastero gli consigliò di intraprendere un viaggio alla ricerca delle tecniche necessarie. Wang Lang viaggiò in tutta la Cina e quando tornò a Shao Lin aveva raccolto la parte migliore dei 18 stili più famosi dell’epoca. Il nuovo stile da lui creato era così valido che fu immediatamente inserito tra quelli del Monastero.
Altre fonti ci tramandano che Wang Lang si chiamasse, in realtà, Chu Fouto, un monaco del Monastero Shao Lin di Kau Li Shan nella provincia del Fujian. A seguito della distruzione del tempio ad opera delle truppe Manchu avvenuta intorno al 1650, fu però costretto a fuggire e si rifugiò al monastero di Shao Lin nell’Henan, mutando il suo nome di monaco, Tong Xing, in Wang Lang. Egli era esperto delle tecniche della tigre (Hu Quan) e della gru bianca (Bai He Quan), tuttavia gli altri monaci, più alti e grossi di lui, lo sconfiggevano sempre nei combattimenti.
Fu per questo che si decise ad abbandonare il monastero per approfondire le sue conoscenze nelle arti marziali: viaggiò per otto anni e apprese 18 metodi famosi tra cui la lotta, il qinna e lo stile della scimmia.
Fece quindi ritorno al Tempio e sconfisse tutti i monaci tranne l’abate. Sembrava che contro di lui non vi fosse nulla da fare, quando una sera Wang Lang vide una mantide religiosa che lottava con una cicala molto grande: la mantide, nonostante la differenza di dimensioni, grazie ai suoi colpi rapidi e precisi, ebbe la meglio sull’avversario. Wang portò l’insetto al tempio per studiarne i movimenti. Dall’unione di questi con le sue conoscenze marziali, incorporandovi l’irregolare lavoro di gambe dello stile della scimmia (Hou Quan), prese forma la base dello stile della Mantide Religiosa del Nord.
Secondo un’altra tradizione Wang Lang sarebbe invece vissuto durante la Dinastia Liang (907-923). Unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori esperti di arti marziali del periodo fu invitato al Monastero di Shao Lin per trasmettervi il suo metodo, il Tang Lang Quan; tale stile di combattimento si sarebbe dimostrato talmente valido da essere inserito a pieno titolo tra quelli praticati all’interno della scuola Shao Lin. Wang Lang soggiornò al Monastero per tre anni ed infine si recò in viaggio sul monte Mao Shan da cui non fece più ritorno.
Nei secoli successivi il Tang Lang Quan continuò ad essere praticato secondo l’antico insegnamento all’interno delle mura di Shao Lin finché, verso la fine della Dinastia Ming, nel periodo di maggiore sviluppo delle arti marziali, il monaco Fu Ju unendo le migliori tecniche dei 18 stili più famosi dell’epoca creò uno stile di combattimento imbattibile che si rifaceva nei principi basilari al Tang Lang Quan di Wang Lang. Di questo stile vi erano originariamente 16 taolu tra cui Po gu, Fan che, Tang lang, Jiu zhuan, Shiba die.
Il monaco Fu Ju trasmise il metodo del Tang Lang Quan ad un amico, il prete taoista Sheng Xiao, priore del Tempio di Luxiang Yunhua Guan, nello Shandong. Un altro allievo, il monaco Lan Pokun, avrebbe invece diffuso lo stile presso il monte Emei a Nord di Chengdu.
La realtà storica della figura leggendaria di Wang Lang come fondatore dello stile non è attualmente documentabile. La maggior parte dei riferimenti su Wang Lang datano la sua esistenza tra la fine della Dinastia Ming (1368-1644) e l’inizio della Dinastia Qing (1644-1911). Gli storici cinesi lo avrebbero individuato nella figura di Meng Xi (1609-1702) originario di Qixia nello Shandong, che fu residente al tempio di Huayan Si a Laoshan. Ciò che non è stato dimostrato è che sia stato proprio lui a creare lo stile di combattimento definito in seguito Tang Lang.
Secondo la tradizione orale e scritta delle scuole di Tang Lang, Wang Lang avrebbe codificato lo stile e lo avrebbe trasmesso i monaci del tempio di Laoshan, nello Shandong. Sempre secondo la tradizione il monaco responsabile della trasmissione e della diffusione dello stile sarebbe stato Sheng Xiao Dao Ren.
Shen Xiao era un erborista ed un medico; alcune storie della tradizione orale del Tang Lang raccontano che fosse andato a Laoshan per consulto con gli esperti di erboristeria che si trovavano lì.
La leggenda racconta che arrivato al Tempio, Shen Xiao osservò un nuovo stile di combattimento che non aveva mai visto prima. Chiese ai monaci di potersi confrontare con uno di loro in uno scontro amichevole per vedere quanto fosse efficace quel loro stile. All’inizio essi rifiutarono, tuttavia in seguito alle sue considerazioni sulla inefficacia di quel metodo acconsentirono. Appena iniziato il confronto, con uno dei monaci di livello più basso, Shen Xiao si trovò improvvisamente in terra con le gambe all’aria. Rialzatosi e sostenendo che si era trattato di un caso, chiese se poteva confrontarsi con un monaco più esperto. Lo scontro portò allo stesso risultato. A questo punto Sheng Xiao chiese quale metodo di combattimento fosse quello per cui era stato così facilmente sconfitto. I monaci gli risposero che era lo Stile della Mantide Religiosa, metodo che veniva insegnato solamente ai monaci come suprema forma di difesa. Ciò incuriosì Sheng Xiao che cominciò a chiedere all’Abate del Tempio se fosse possibile per lui imparare dai monaci tale stile. Alla fine, l’Abate accordò tale permesso.
Altre fonti tramandano che lo stile fosse stato tramandato da un certo Fuji Channshi che lo avrebbe insegnato a Sheng Xiao Abate del Tempio di Yun Hua, presso la comunità di Lu, nordovest del paese di Cha nella Provincia dello Shandong. Presso tale tempio il monaco avrebbe insegnato lo stile al popolo.
Sheng Xiao scrisse un libro sui 18 esercizi di qi gong di Luo Han, per l’irrobustimento degli organi interni. Ognuno dei 18 esercizi era composto da 4 o 5 sequenze (complessivamente le sequenze sono 69). Il libro comprende alcune disegni delle posizioni e 69 versi o descrizioni in prosa che servivano da supporto mnemonico per gli esercizi. Accompagna il libro un manoscritto che descrive le tecniche del Tang Lang Quan. Il testo Quan Pu, attribuito a Sheng Xiao Daoren, esiste in numerose varianti nessuna delle quali, tuttavia, può essere considerata quella autentica, tale libro fu probabilmente scritto in epoca successiva ed a lui attribuito.
Anche in tale caso, quindi, sebbene fosse potuto esistere realmente un monaco di nome Sheng Xiao, non vi sono testimonianze storiografiche verificabili. Probabilmente è solamente una invenzione popolare per rappresentare la trasmissione dello stile da Wang Lang ai veri praticanti e futuri mestri quali Li Zhi Zhan (Qi Xing) e Li Bing Xiao (Mei Hua).
Wang Lang, tra tutti i suoi discepoli, scelse i tre migliori allievi e, ad ognuno di essi, disse di studiare una mantide religiosa per acquisirne le tecniche.
Il primo scelse una mantide caratterizzata da sette piccole macchie sul corpo, e il suo stile prese il nome di “Mantide dalle Sette Stelle”. Il secondo catturò un insetto con cinque macchie sul dorso che, nella loro disposizione, ricordavano un fiore di prugno (il fiore di prugno è il simbolo della Cina del Nord, essendo il primo fiore a sbocciare all’inizio dell’anno cinese) e il suo stile fu chiamato “Mantide del Fiore di Prugno”. La mantide del terzo allievo non era segnata da alcuna macchia e, pertanto, il Maestro decise di chiamare il suo stile “Mantide Immacolata”. Così narra la leggenda.
Secondo le fonti storiche, nell’arco di tempo a cavallo tra diciassettesimo e diciottesimo secolo, il Monastero di Shao Lin era diventato un punto di riferimento per l’intellighenzia cinese che si opponeva alla nuova gerarchia Manchu (Dinastia Qing). Patrioti da tutte le parti della Cina si recavano a Shao Lin, più per imparare a combattere che per seguire le regole del Buddhismo Chan. Qui, i ribelli venivano addestrati da alcuni monaci e militari fedeli alla deposta Dinastia Ming, che così facendo diffusero molti degli stili esterni praticati presso il Monastero, compreso il Tang Lang Quan. Tornando alle loro case i praticanti portavano all’interno delle loro famiglie gli stili che avevano imparato, trasmettendone successivamente lo studio.
Gli insegnamenti ricevuti, vuoi per ragioni pratiche vuoi per motivi di tempo, non avevano però potuto includere il lavoro interno (qi gong) per cui sarebbero stati necessari anni ed anni di pratica.
L’esatta dimensione di questa “diluizione” rispetto lo stile originario risulta evidente non appena si confronta uno stesso taolu eseguito da un praticante della mantide secondo la Scuola Shao Lin e secondo una scuola popolare. Si deve tuttavia affermare come non esista una esecuzione “giusta” ed una “sbagliata”, essendo gli scopi che ne hanno motivato la pratica differenti.
La diffusione a livello popolare del Tang Lang Quan è all’origine dell'attuale esistenza di numerose varianti. Ogni maestro del passato, inoltre, praticava più stili e tendeva a privilegiare alcune tecniche rispetto alle altre; cosicché pur partendo dalla stessa matrice gli stili oggi praticati differiscono per alcune caratteristiche. I due più importanti sono il Qi Xing, Sette Stelle, ed il Mei Hua, Fiore di Susino. Quest’ultimo è oggi suddiviso in Tai Ji e Tai Ji Mei Hua Tanglang Quan. La terza importante scuola è quella del Liu He, Sei Armonie.
La distinzione comune tra gli attuali stili di Mantide è la seguente:
Tra le molte diramazioni del Tang Lang Quan una in particolare viene molto citata, avendo trovato ampia diffusione anche in occidente, ovvero la scuola del Sud (Tang Lang Nan Pai). Occorre tuttavia sottolineare come sotto tale definizione vengano confusi vari stili le cui origini, ed i cui contenuti, sono molto differenti tra loro.
Storicamente fu uno degli allievi del Maestro Fan Xu Dong, ovvero Luo Guang Yu, a recarsi nella prima metà del secolo corrente presso le regioni del Sud della Cina per insegnarvi lo Stile della Mantide Religiosa delle Sette Stelle.
All’interno della struttura Jing Wu Hui (istituzione creata durante il governo del Guomindang per la diffusione degli sport tra il popolo e tuttora esistente in alcuni paesi del Sud-Est asiatico), Luo Guangyu insegnò a Shanghai, Canton, Macao, Hong Kong ed altre città riscotendo un notevole successo. Molti dei suoi allievi divennero famosi maestri contribuendo a diffondere lo stile nel Sud-Est asiatico ed anche negli Stati Uniti, e da qui in tutto il mondo occidentale.
Luo Guang Yu è stato, anche, il fondatore del Jing Wu Qi Xing Tang Lang Quan che si differenzia notevolmente dallo stile praticato al Nord, essendo uno stile composito, in cui confluivano elementi del Mei Hua Tang Lang, oltre a innovazioni e aggiunte personali. Persino oggi si può ritrovare la sua tipica guardia delle mani che afferrano in posizione xu bu, nello stile praticato dai suoi discendenti; le sue foto mostrano la posizione alta ed il busto eretto che è caratteristica dello stile di Qi Xing di Hong Kong.
Praticato ed insegnato nel Sud, lo stile assunse via via le caratteristiche degli stili del Sud. Condizionato dalle dimensioni ridotte delle palestre, dalle caratteristiche climatiche, nonché alla necessità di un rapido insegnamento, lo stile divenne rapidamente un’entità distinta da quello originario. Il bagaglio tecnico fu rapidamente allargato con l’aggiunta di numerose forme a mani nude e con armi comprese alcune forme base della Jing Wu Hui quali Tantui e Gong Li Quan.
Gli stessi allievi, che praticavano anche altri stili del Sud (caratterizzati da movimenti vigorosi, contratti e posizioni basse e stabili), modificarono lo stile originario, rendendolo più “rigido”, inserendovi tecniche e strutture di allenamento differenti dalla metodica originaria (da ciò l’impiego, ad esempio, dell’”uomo di legno” per gli allenamenti).
Fu quindi questo metodo ad essere definito Scuola del Sud, originato da una modifica dello stile praticato al Nord. L’impiego della lingua cantonese, assai diversa da quella parlata nello Shandong (luogo di origine dello stile), per la designazione dei nomi dei maestri e delle tecniche, contribuì col tempo ad aumentare la confusione, tanto che per i non esperti risalire alla genealogia dello stile risultava alquanto complicato se non impossibile.
Di ben differente origine è un altro stile di combattimento definito Mantide del Sud che, nonostante il nome, ha poco in comune con lo stile praticato al Nord, seguendo altre impostazioni tecniche ed un differente sviluppo storico. Meno conosciuto della scuola del Nord questo metodo di combattimento è stato sviluppato dalla minoranza Hakka, considerata una etnia a se stante rispetto le altre popolazioni autoctone della regione dello Guangxi essendovi migrata in periodi storici recenti.
Gli Hakka si distinguono per la lingua a sei toni che gli è propria e per il mantenimento di professioni ed arti all’interno del ristretto circolo dei loro clan. Tale è anche il motivo per cui gli stili di arti marziali da loro praticati sono poco diffusi e quindi poco conosciuti.
C’è ragione di credere che almeno alcuni dei metodi del Sud siano il risultato diretto del tentativo delle genti Hakka di difendersi dall’oppressione politica durante la prima metà del diciannovesimo secolo.
Due sono le scuole che seguono tale stile: la Scuola Chu e la Scuola Chow; entrambe hanno comunque tali punti in comune nei loro metodi da essere giunte ad identificarli con lo stesso nome di “foresta di bambù”. Lo sviluppo principale della Mantide Religiosa del Sud viene attribuito al Maestro Chau Nam fondatore del Chukka Tong Long Pai. Tale stile utilizza poco le tecniche di gamba sopra il livello della cintura ma possiede tecniche di braccia molto efficaci per il combattimento ravvicinato.
Dissimilmente dalle scuole del Nord tale stile raramente enfatizza uno specifico tipo di tecnica; l’uncino della mantide viene impiegato ma esistono anche altre numerose prese ed intrappolamenti. Il pugno chiuso classico non è presente essendo privilegiato il “pugno dell’occhio di fenice” (feng jen quan) in cui sporge la falange del dito indice rispetto alle altre.
Le posizioni sono moderatamente alte e saldamente ancorate al terreno; si fa ampio uso di ginocchiate, gomitate e calci bassi. A differenza della Scuola del Nord sono previste pochissime finte o colpi di disturbo essendo tutte le tecniche finalizzate all’obbiettivo.