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Storia del Wushu

Le origini delle arti marziali si perdono nella notte dei tempi: da quando gruppi di ominidi preistorici utilizzarono tecniche di difesa e di offesa con le mani nude o con armi primitive allo scopo di difendersi dagli animali o dalle tribù nemiche si sono sviluppate nelle varie civiltà numerose specializzazioni marziali.
La nostra stessa tradizione letteraria occidentale ci lascia le tracce dei grandi guerrieri dell'antica Grecia, gli eroi omerici, grandi non solo nel combattimento con le armi ma anche nelle specialità atletiche della lotta e del pugilato (la lotta greca sopravvive tutt'oggi nella pratica dei lottatori turchi). Non vanno infine dimenticate le arti marziali occidentali più recenti quali la scherma, il tiro con l'arco, il pugilato, che hanno via via acquisito un aspetto sempre più sportivo.
Quindi, parlando di arti marziali, si deve innanzitutto indicare chiaramente a quale cultura ci stiamo riferendo.
Negli ultimi anni il crisma di arte marziale è stato assegnato quasi totalmente a quelle discipline prodotte dalla cultura nipponica: Karate, Judo, Jiujitsu, Kendo, ecc. Certamente il Giappone avendo sviluppato una società basata sulla guerra ha elaborato nel corso dei secoli degli stili e delle pratiche di combattimento molto sofisticate (le lame giapponesi sono giustamente famose in tutto il mondo), inoltre la tardiva trasformazione verso la modernità ci ha consegnato tali pratiche quasi intatte, quindi originali; e certamente un ruolo rilevante per l'affermazione degli stili giapponesi in occidente è dovuto alla qualità di tali tecniche marziali. Tuttavia si deve rilevare come tale successo sia stato d'ordine contingente, causato dalla forzata apertura del Giappone agli Stati Uniti dopo la fine del secondo conflitto mondiale (anche se lo Judo arriva in occidente ai primi del XX secolo è un fenomeno limitato). Non è questo, comunque, l'unico caso, ma sorte analoga hanno avuto il Taekwondo, e il Vietvodao, approdate in occidente dopo le guerre di Corea e del Vietnam.
Le arti marziali cinesi iniziano invece ad essere conosciute in occidente a partire dagli anni '70 del '900 attraverso gli ormai noti film di Bruce Lee che, sempre dagli Stati Uniti, vengono diffusi in tutto l'occidente e che, attraverso l'azione sull'immaginario collettivo creano il mito del "kung-fu". Totalmente dimenticata fu, invece, la dimostrazione di Wushu che venne fatta da alcuni atleti cinesi alle Olimpiadi di Berlino del 1936.
Ma torniamo al Wushu, all'arte marziale cinese, secondo la più corrente definizione. I testi classici cinesi ci lasciano numerose indicazioni sulle tecniche di guerra praticate nel corso dei millenni in un paese centro di invasioni e di conflitti. Anche nella Cina antica il carro da guerra è stato per secoli in perno dei vari eserciti che si scontravano nelle fertili pianure del Fiume Giallo, e tutto l'esercito ed il suo armamento era modellato su questa strategia. Ampiamente utilizzati erano l'arco, la balestra, le spade corte e le alabarde; inoltre la tecnica della fusione del ferro introdotta già nel V secolo a.C. portò l'industria bellica ad una notevole specializzazione.
E’ in questo contesto che si creano i differenti stili di pugilato, il maneggio di infinite armi bianche e tutte le tecniche marziali che ritroviamo oggi in mille differenti forme. L'eredità di questi metodi tradizionali di combattimento, una volta trasformatasi la tecnica bellica, sopravvisse oltre che nei monasteri, dove era diventata una disciplina, nelle sette segrete (che facevano delle arti marziali una parte dell'insegnamento da impartire all'adepto), all'interno delle famiglie che avevano avuto antenati monaci o guerrieri e nelle scuole che fornivano guardie del corpo a mercanti e funzionari; è in quest'ultimo ambiente che si sviluppano maggiormente alcuni stili di pugilato a breve distanza e l'utilizzo di varie armi corte, utilizzabili in un contesto di autodifesa.
Le ipotesi e le leggende sulla nascita e sullo sviluppo delle arti da combattimento in Cina sono innumerevoli e spesso in contrasto tra loro; tra le più attendibili vi è quella che vede nel mitico Imperatore Huang Di il primo a studiare una sorta di combattimento (si pensa prevalentemente con le armi) e ad istruire le sue truppe per usarlo in battaglia nel 2674 A.C. Intorno al 600 A.C. nasce un mito intorno alla figura di Lao Tse detto "Il vecchio", così chiamato perché secondo la leggenda avrebbe meditato ottant'anni nel ventre della madre prima di nascere. Il taoismo e l'arte del combattimento vennero influenzati dal suo pensiero, legandosi così indissolubilmente a principi mistici ed esoterici quali la meditazione, la medicina tradizionale e l'alchimia. Nel 500 d.C. un monaco proveniente dall'India diffonde nella Cina il Buddismo Mahayana; il suo nome è Bodhidarma secondo l'idioma sanscrito, e Pu Di Da Mo in lingua cinese. Per tradizione discendente da una famiglia di principi guerrieri, la sua educazione e formazione Buddhista si basa sulla tecnica del Dhyana (meditazione) e si dice che fu proprio per desiderio del suo maestro, il saggio Prajnatra, che alla morte di quest'ultimo valicò l'Himalaya presentandosi così alla corte dell'imperatore Wu della dinastia Liang (502-557). La figura di Da Mo appare come il patriarca attraverso il quale la corrente del Buddhismo Mahayana o “grande veicolo”, aperta alle usanze dei popoli in cui si diffonde, che si contrappone a quello dell'Hinayana o “piccolo veicolo”, più legata ai rituali originari, gettò le basi attraverso la pratica della meditazione del Buddhismo Chan (Zen in giapponese), perfezionato più tardi dal suo successore Hui Neng. La leggenda vuole che Da Mo scelse come sua dimora e centro per la divulgazione della sua dottrina il tempio di Shao Lin Si, letteralmente "Tempio del Giovane Bosco".
Ben presto Da Mo si accorse che i giovani monaci non riuscivano a seguire e sopportare le lunghe sedute di meditazione cui venivano sottoposti: i loro fisici erano deboli, occorreva pertanto affiancare la pratica spirituale a quella fisica per poter rafforzare parallelamente corpo e spirito. Da Mo codificò così 18 esercizi, che dovevano rappresentare l'anello di congiunzione tra corpo e spirito. Con il passare del tempo i monaci dovettero affinare e sviluppare sempre di più le capacità combattive per difendersi dai briganti, ed erano spesso chiamati a difesa dei poveri e dei deboli. In breve il tempio di Shao Lin Si divenne la culla delle arti marziali in Cina ed i monaci si conquistarono sempre più la fama di forti e temibili combattenti. Nacque così lo Shao Lin Si Quan, cioè lo Stile di combattimento del Tempio della Giovane Foresta. Col passare del tempo la fama e la potenza del monastero diventarono tali da sfidare l'allora dinastia regnante, quella dei Qing di origine Manciù, ascesa al potere nel 1644, la quale anche in virtù dei soprusi e angherie messe in atto, non godeva del favore del popolo che vedeva nei monaci guerrieri una sorta di difensori e giustizieri che sarebbero alla fine riusciti a destituire gli usurpatori per restaurare la dinastia Ming. Così non fu perché i Manciù, intuito il pericolo, vista la sempre crescente potenza del monastero e il sempre maggiore favore popolare ne ordinò la distruzione e la conseguente uccisione di tutti i monaci. Si narra di un secondo tempio costruito dai monaci scampati nella regione del Fujien (Fukien) nel sud della Cina, e che anche questo venne distrutto, pare grazie all'aiuto di un traditore all'interno. Solo cinque monaci riuscirono a fuggire e a diffondere il vento della ribellione ed il Kungfu per il resto della Cina; a questi cinque monaci si attribuisce la paternità dei principali stili della Cina meridionale.
Una parte sicuramente importante nella paternità delle arti marziali cinesi, soprattutto per quel che riguarda gli stili interni, è rappresentata dai mitici monti Wu Dang, meta fissa di eremiti e praticanti taoisti ai quali veniva attribuita rara maestria nelle arti marziali, e soprattutto nell'uso e nello studio dell'energia interna.

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