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Stili Tradizionali e Stili Moderni

Le arti marziali cinesi vengono oggi suddivise in due grandi gruppi: il Wushu tradizionale (Chuantong Wushu) ed il Wushu moderno (Xin Wushu) definito anche Wushu nazionale standard (Guobiao Wushu). Tale distinzione è non soltanto formale, ma sostanziale.
Le arti marziali cinesi hanno secoli di storia, gli stili oggi praticati, considerando le varie diramazioni, sono oltre 600; un panorama immenso la cui storia completa deve essere ancora scritta. Se per i periodi storici più antichi ci restano scarsi accenni, per la storia del Wushu del nostro secolo i riferimenti sono più precisi.
Negli anni ’20 il Guomindang, con l’istituzione degli Istituti Jing Wu, iniziò la codifica degli stili tradizionali per la creazione di uno sport nazionale cinese; in seguito tale intento venne ripreso da Mao Zedong nella Cina comunista. Vennero così create delle discipline che si rifacevano, nei nomi, nelle tecniche fondamentali, nell’uso delle armi, ecc. agli stili del Wushu tradizionale, amplificandone le componenti coreografiche ed atletiche a scapito di quelle più propriamente marziali. Lo scopo era duplice: creare una moderna ginnastica (i cui fondamenti erano già radicati tra la gente) per garantire un sano sviluppo dei giovani e promuovere uno sport di alto livello specifico della nazione cinese.
Il risultato fu la codifica di alcune sequenze marziali, chiamate Taolu, a mani nude (Chang Quan, Nan Quan, Tai Ji Quan) e con le armi, oltre che alla ricodifica di alcuni stili tradizionali con la creazione di nuove sequenze che potessero essere impiegate in competizioni sportive. Il Wushu veniva così privato della sua componente marziale i cui aspetti salienti continuavano ad essere studiati solamente in seno alle forze armate ed alle forze di polizia per scopi difensivi e per il mantenimento dell’ordine pubblico.
Negli anni più recenti – il primo campionato cinese si tenne alla fine degli anni ’80 del XX secolo – per contrastare l’invasione degli sport da combattimento esterofili, il governo cinese decise la creazione di uno sport da combattimento autoctono, che si differenziasse dagli altri metodi di combattimento (boxe inglese, francese, tailandese, ecc.) e che fosse la summa dei due principali metodi di combattimento sviluppatisi in Cina nel corso dei secoli: il pugilato e la lotta. Da questa esigenza è nato il San Shou (chiamato anche Sanda) che significa letteralmente “combattimento libero”.
Taolu e Sanda, sequenze e combattimento costituiscono così il Wushu moderno, ovvero due sport distinti che vengono insegnati e praticati in Cina all’interno di strutture statali, gli Istituti dello Sport, dove vengono formati gli insegnanti e preparati gli agonisti.
Recentemente, con il mutare della situazione politica nella Cina Continentale, il governo cinese ha iniziato a riconoscere il valore della cultura tradizionale, recuperando, anche nel campo delle arti marziali, stili e discipline che per lunghi anni erano state ignorate quando non apertamente represse. Si è nuovamente incentivato lo studio degli stili tradizionali e sono state create, nelle varie Province della Cina, associazioni per lo studio e la diffusione degli stili locali.
Nel frattempo, comunque, nonostante i divieti imposti dalle autorità, alcuni maestri a rischio della loro stessa libertà avevano continuato la pratica del Wushu secondo la tradizione, ovvero all’interno di piccole Scuole, seguendo i metodi di allenamento tramandati in modo diretto da insegnante ad allievo, effettuando parallelamente lo studio dei Taolu e quello del combattimento. Con l’apertura politica di oggi anche questi maestri hanno iniziato a praticare i loro metodi alla luce del sole, contribuendo alla diffusione di stili di cui sembrava persa ogni traccia.

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